Approvato il decreto sulle intercettazioni
La Camera ha approvato il decreto sulle intercettazioni con 413 sì, 1 no e 142 astenuti. Il Senato aveva già approvato il testo nelle scorse settimane, quindi ora il testo non potrà essere più modificato.
Il decreto nasce sulla scia degli scandali che negli ultimi anni hanno sconvolto il nostro paese. Ormai da tempo si sente spessissimo parlare di intercettazioni, di persone intercettate, delle intercettazioni come prove inconfutabili. Forse è utile fare un piccolo distinguo.
Riflettendo solo sugli ultimi due episodi che hanno visto protagonisti i telefoni, spesso bollenti, di molte persone importanti del nostro paese, emerge una situazione che solo apparentemente è simile: calciopoli e l'affaire Telecom.
Calciopoli è stata una operazione investigativa portata avanti parallelamente dai giudici di Torino, Napoli e Roma. Quindi tutto quello che è emerso è utilizzabile dinanzi ad una corte vera e propria, non solo davanti alla giustizia sportiva, sempre che si ravvisi in quelle telefonate qualcosa di penalmente rilevante. Su questo punto non c'è discussione. E' così.
Sull'affaire Telecom invece c'è molto da dire, perchè sono state scoperte centinaia e centinaia di registrazioni telefoniche conservate a fini privati, senza cioè che alcun giudice avesse mai disposto l'autorizzazione necessaria. Perchè è doveroso dire che nessuno può permettersi di ascoltare le nostre telefonate se prima non ha avuto il placet da parte di un magistrato. Quindi quelle intercettazioni così acquisite sono illegali e illegittime.
Il decreto appena approvato disciplina proprio quest'ultima situazione: l'intercettazione illegale delle telefonate di privati cittadini che non siano oggetto di una indagine giudiziaria. Le intercettazioni illegali dovranno essere distrutte: "la distruzione potrà essere non disposta se le intercettazioni servono come corpi di reato o per esigenze connesse ad altri processi."
Il decreto punisce severamente chi non rispetti le norme in esso contenute, in particolar modo i giornali che pubblichino queste telefonate. "A titolo di riparazione può essere richiesta all'autore della pubblicazione una somma pari a 50 centesimi per ogni copia stampata. Un cifra cioè che può oscillare dai 50.000 al milione di euro. Secondo l'entità del bacino di utenza. La sanzione comunque non può essere inferiore a 10 mila euro. Chiunque consapevolmente detiene gli atti, i supporti o i documenti di cui è stata disposta la distruzione è punito con la pena di reclusione da sei mesi a quattro anni. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio."
A me sembra giusto così. E' da paese incivile mettere in piazza i fatti di privati cittadini solo per il gusto del pettegolezzo, del vendere a tutti i costi più copie. Lasciamo che siano i giudici a decidere cosa sia lecito pubblicare e cosa no su materie così delicate. Non pensiamo che ciò limiterà la libertà di stampa; se dovesse sfiorarci un dubbio in proposito riflettiamo allora che si è fatto prevalere il diritto della persona a non vedersi diffamato sul diritto di informare dei giornalisti. Giusto no?
Fonte: Repubblica.it





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